#ThankYouEllenPao per aver portato in tribunale la discriminazione sessuale sul lavoro

Ellen Pao è una brillante professionista di 45 anni, con tre lauree, che giovanissima ha iniziato a lavorare per un fondo di investimento nella Silicon Valley. Ha fatto carriera, naturalmente, ma non è mai arrivata dove lei immaginava di meritare. Ellen Pao pensava di avere le capacità e di aver dimostrato di poter diventare “senior partner”. Una parola che a noi poco esperti di gerarchie aziendali non dice molto, ma che per lei avrebbe significato avere un ruolo di primaria importanza nella sua azienda vedendo ripagati anni di sacrifici. (Qui maggiori informazioni sulcaso di Ellen Pao)
Deve averci pensato a lungo prima di portare in Tribunale l’azienda, perché la prima cosa che proprio l’azienda ha detto di lei è che la promozione non l’ha mai avuta perché non aveva le capacità, non era abbastanza brava. Può essere, ma nel corso delle udienze Ellen Pao ha denunciato tutta una serie di comportamenti dei suoi colleghi di ufficio nei quali ogni donna si è ritrovata: battute pesanti, frustrazioni in occasioni importanti, quell’atteggiamento che tante volte gli uomini sul lavoro hanno per farti capire che “sei diversa”. E sei tanto più diversa quanto più sei brava.
In USA i processi creano sempre grandi movimenti di opinione e così, anche se Ellen Pao ha perso la sua battaglia legale, ugualmente è importante quello che ha fatto, perché per settimane i media americani hanno parlato di un tema che sta diventando sempre più scottante da quelle parti: la discriminazione sessuale, quel “tetto di cristallo” che impedisce alle donne di fare carriera come gli uomini. Le prossime elezioni USA dovranno fare i conti con questo tema: speriamo che qualche ventata di rinnovamento raggiunga anche noi.