La fuga è sempre femminile?

Ogni tanto sento il bisogno di leggere o rileggere un libro di Anne Tyler. Se non avete mai letto niente di questa scrittrice americana, vi consiglio di porre rimedio velocemente.

Per puro caso l’avevo letto diversi anni fa e mi era piaciuto.
Ma non l’avevo capito fino in fondo. Quando l’ho letto non avevo né figli né marito, non c’erano anziani che avevano bisogno delle mie cure, il lavoro era una una certezza. La protagonista, Delia, è una donna di 40 anni che un giorno silenziosamente e quasi per caso si allontana dalla sua famiglia, dai suoi figli, e si costruisce una vita diversa. Lo fa senza senso di colpa, perché si sente così inutile da immaginare che nella sua famiglia tutti vivranno benissimo anche senza di lei.

Come in tutti i libri di Anne Tyler, i suoi personaggi sono poco appariscenti, silenziosi, persone che potresti incontrare ogni giorno al bar senza mai notarli davvero. Ma dietro questa apparente serenità si nascondono sempre grandi storie, una intimità ricca di spessore. Non siamo più abituati all’intimità, però. Siamo quello che urliamo ai quattro venti con tutti i mezzi possibili, nessuno ascolta più i silenzi.

Anne Tyler lo fa e benissimo. Tornando a Delia, un giorno lei fugge, senza un motivo particolare, senza una lite, senza un fatto scatenante. Mi è venuto da pensare che la letteratura e il cinema ci hanno regalato molti ritratti di donne in fuga, ma gli uomini? gli uomini non fuggono? oppure la fuga di una donna fa molto più rumore per tutto quello che significa? Rinuncia alla famiglia, alla maternità, alle responsabilità.

Molte volte per noi donne è impossibile fare un viaggio interiore, analizzare quello che siamo o che vorremmo essere, perché la nostra vita è troppo piena. Delia si prende del tempo per fare questo, per ritrovarsi, per dare un valore diverso alle sue scelte. Non vi dico come va a finire, ma voi avete mai provato la tentazione di fuggire?