Quell’inafferrabile felice coniugale fatta di muri e oggetti

La felicità coniugale, quell’entità inafferrabile, oggetto di tanti tormenti e domande, cos’è? una bella casa, una vita ordinata, invitare a cena gli amici, essere invitati di nuovo, avere un uomo che ti fa qualche regaletto. Per molto tempo e per molte donne la felicità sognata si concretizzava in queste poche cose. Una bella casa: questo è sempre stato lo status symbol più desiderato da tante donne. Come se quelle quattro mura in cui viviamo non fossero solo ammassi di cemento, ma anche una proiezione di noi stesse. In tempi moderni, Ikea è diventata un colosso facendo leva su questa ossessione.
Per questo credo che “Ragazze nella felicità coniugale” di Edna O’Brien sia un bel libro. Non solo perché la scrittura della O’Brien è veramente spassosa, ma perché Baba, la sua protagonista, con una bella casa, bei vestiti, ricevimenti e divertimenti, non è felice. Nè come donna né come madre: rivoluzionario negli anni sessanta raccontare di una donna che non si sente realizzata nell’essere madre e che dal matrimonio vuole anche qualcosa di più, passione, coinvolgimento. Non solo un bel contenitore, ma anche un contenuto dai valore.