Le donne inarrestabili di Diyarbakir

Due anni fa, seguendo un progetto di cooperazione europeo, sono arrivata a Diyarbakir. Era una località sconosciuta, non sapevo quello che mi aspettava. Quando sono arrivata di Diyarbakir sapevo due cose: che è la zona della Turchia dove si produce più cotone e che è famosa per essere la città dalla “mura nere” (ha una cinta muraria antichissima seconda solo alla muraglia cinese).

Così, molto inconsapevole, sono arrivata a Diyarbakir, con un gruppo di imprenditori italiani. E’ bastato scendere dall’aereo per capire che quella città, magari sconosciuta, era in realtà un posto che aveva molto da raccontare. L’aeroporto è un aeroporto militare e sulle nostre teste, durante tutta la giornata, volavano MIG per sorvegliare il pericoloso confine. E poi Diyarbakir è una città curda, un popolo senza pace, che ha una identità fortissima ma che non ha terra.

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sulla strada per Diyarbakir

Ad accoglierci c’era una donna, consigliere della Camera di Commercio locale. Un segnale importante, per un territorio che proprio sull’inclusione delle donne voleva puntare il proprio rilancio. Ci ha raccontato dell’impegno per portare le donne al lavoro, nelle numerose confezioni che ci sono nella zona. Portare le donne al lavoro, fuori di casa, aiutarle a emanciparsi, era un obiettivo fondamentale per far sviluppare un territorio dove ormai vivevano più di un milione di abitanti.

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