Quando il capo e’ una donna, il racconto della nothomb

Non ne ho conosciute molte di donne in posizione di vertice, soprattutto nel settore privato. Nel pubblico di donne in posizione di comando ce ne sono di più: le donne fanno i concorsi, sono più preparate e li vincono, c’è poco da dire. Comunque, le donne che hanno un ruolo di potere lo esercitano in maniera diversa dagli uomini: prendono molto sul serio il loro lavoro, cercano di difendere la propria posizione. Il romanzo di Amelie Nothomb “Stupore e tremori” racconta una emblematica storia di lavoro in un paese straniero, ma in realtà mette il dito sull’asssurdita del lavoro nelle grandi multinazionali, dove si vuole organizzare il lavoro a tal punto da non sapere cosa far fare a un impiegato. E in questo contesto il rapporto con il suo capo donna e’ molto interessante: Fubuki Morì non ha nessun interesse a valorizzare le competenze di Amelie, vuole solo umiliarla perché si sente minacciata, consapevole di essere la giovane donna che occupa il posto più alto all’interno della sua società. La storia di questa competizione a senso unico, (perché in realtà Amelie non ha mai pensato di dover competere) e’ totalmente incentrata sull’insicurezza di Fubuki, che sente così precaria la sua posizione da dover concentrare tanta attenzione su come difendersi da attacchi esterni, anche compiendo gesti che umiliano Amelie, ma anche se’ stessa. Dimostrando senza ombra di dubbio di essere completamente priva di leadership. Perché per esercitare una leadership bisogna avere una squadra da guidare, ma se non si è in grado di fare squadra…..quante donne sono giocatrici solitarie quando si parla di lavoro? Secondo me è’ questo il peggior ostacolo alla nostra crescita professionale.

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