Mamme e vittime: ecco le donne secondo la stampa italiana. Lo racconta uno studio dell’Ordine dei giornalisti

Come vengono rappresentate le donne sui media? Di chi parliamo quando sulla stampa si parla di donne?

Una domanda alla quale ha cercato di trovare una risposta il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, con un lavoro uscito un paio di settimane fa dal titolo: “Tutt’altro genere di informazione Manuale per una corretta rappresentazione delle donne nell’informazione”.

Quello che emerge è un quadro desolante, con poche luci e molte ombre.

Chi sono le persone oggetto delle notizie di carta stampata e televisione? Lo studio fa un’analisi della presenza delle donne nelle varie categorie professionali: le donne sono ampiamente sotto rappresentate in ogni categoria, con l’eccezione di una interessante presenza nella categoria “non esplicitata”. Praticamente le donne sono presenti spesso come anonime, ritratte o intervistate perché rappresentano una categoria generica.

Per esempio, quando si parla di imprenditori e manager solo il 10% delle persone oggetto di notizia sono donne; ma sono donne il 70% della categoria dei genitori. Come se i figli fossero solo una questione femminile. Guardando i dati della ricerca si ha l’impressione che le donne non diano nessun contributo alla società, sono poco rappresentate e quando si parla di loro se ne parla nel modo sbagliato.

Sono infatti il 48% delle persone che fanno notizia come vittime o sopravvissuti. Le donne non fanno, subiscono.

Si parla poco e male di donne anche perché sono poche le donne nell’informazione: sui quotidiani solo il 20% dei giornalisti sono donne. Scrivono su tutti i temi, ma si occupano molto di più di salute e scienza, criminalità e società. Le questioni politiche ed economiche restano un territorio principalmente maschile.

Dice Gegia Celotti, coordinatrice del Gruppo di lavoro Pari Opportunità dell’Ordine dei giornalisti, che ha promosso la ricerca:

Come si rappresentano le donne? spesso usando stereotipi che non sono mai neutri, ma si fondano sull’opposizione simbolica di donne e uomini, gruppi tra i quali intercorrono rapporti gerarchici che vedono le donne in posizione subordinata

Il manuale fa anche un’analisi di alcuni casi di studio, analizzando articoli e servizi tv nei quali le donne sono trattate con stereotipi palesi o sottili, evidenziando però anche le buone pratiche e segnalando quindi un percorso che può essere seguito per parlare di donne in maniera appropriata.

Leggerli è illuminante: perché quando si parla di donne gli stereotipi fanno talmente parte della nostra cultura che non riusciamo nemmeno più a riconoscere quando ci allontaniamo da una rappresentazione corretta della realtà.

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