“Mia”, quando l’amore è solo possesso

Spiegare ai ragazzi cosa sia l’amore non è semplice, ma Antonio Ferrara nel suo libro “Mia” ci prova e secondo me con successo. Entra nella testa di un 15enne che ha ucciso la propria innamorata per gelosia, per disperazione, per possesso. Con un ritmo serrato ci racconta quello che passa per la testa a Cesare, ossessionato dalla sua Stella. Sua: così la sente. Come se fosse un oggetto, di cui vuole possedere tutto: i pensieri, gli amici, i sentimenti.

Continue reading ““Mia”, quando l’amore è solo possesso”

Le suffragette non furono solo inglesi, anche le italiane combatterono per il voto

Come spesso accade quando al cinema arriva un film che parla di un certo tema, non si riesce a parlare d’altro anche fuori dalle sale. L’arrivo del film “Suffragette” è accompagnato da un grande tam tam mediatico, favorito anche dal grande interesse che ruota adesso intorno al mondo delle donne.

Sono sempre stata affascinata dall’immagine delle suffragette: giovani donne con lunghe gonne, una buona educazione e anche un bella dose di coraggio. Ma nella mia mente le suffragette sono sempre state soprattutto inglesi. Mi è venuto da chiedermi:

Ma mentre le donne inglesi combattevano per il diritto di voto, le italiane cosa facevano?

Anche le italiane si davano da fare. Solo che per loro la situazione era molto più complicata, c’erano molti altri problemi con i quali fare i conti. Innanzitutto la riunificazione: l’Italia è unita dal 1861, agli inizi del ‘900 questo grande cambiamento non era ancora stato digerito. E poi venti di guerra soffiavano forte sopra le nostre teste.

Per le donne quegli anni devono essere stati esaltanti, almeno per coloro che hanno avuto la possibilità di prendere coscienza dei cambiamenti. C’è una certa euforia che si percepisce anche solo nello scorrere le foto di
“Voto e libertà”, la mostra fotografica sulle suffragette di Alessandro Luigi Perna, che è stata allestita a Milano nel 2011 (al link trovate però una bella selezione delle foto che erano proposte nella mostra). Quelle donne, dopo secoli, volevano diventare protagoniste.

Una pioniera del femminismo in Italia fu Anna Maria Mozzoni, già attiva negli anni dell’Unità d’Italia. Scrisse libri e articoli per perorare la causa del voto delle donne e già nel 1877 riuscì a far presentare in Parlamento una mozione, che fu naturalmente bocciata. Lei stessa sapeva che non erano maturi i tempi per un cambiamento del genere: in Italia c’era ancora un diffuso analfabetismo e un forte influsso della Chiesa, che rallentava ogni spinta emancipatrice. Diceva la Mozzoni:

Negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle più ampi confini alla istruzione, negarle un lavoro, negarle una esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nella opinione non è ormai più cosa possibile; e gli interessi ostili al suo risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non mai impedirlo.

La questione femminile emerse con maggior vigore dopo la prima guerra mondiale: durante la guerra le donne avevano lavorato nelle fabbriche, si erano fatte carico della società durante il conflitto. Per molte di loro l’esperienza in fabbrica prosegui anche dopo la guerra. E siccome molto spesso potere economico e diritti vanno di pari passo (una frase coraggiosa, la mia) nel 1919 le donne ottennero l’emancipazione giuridica, ampliando le funzioni di tutela, vedendosi riconosciuta la facoltà commerciale e facendo abolire l’obbligo dell’autorizzazione maritale sulla gestione dei propri beni e per rendere testimonianza in giudizio. Qualche anno dopo, nel 1923 le donne italiane ottennero il diritto di voto alle elezioni amministrative, ma non riuscirono a esercitarlo a causa delle leggi fasciste.

Passarono gli anni e un’altra guerra, ma il 31 gennaio del 1945 le donne ottennero il diritto di voto. Dovettero attendere il 10 marzo del 1946 per andare a votare. Guardatele, lo meritano.