Donne e media: in Europa abbiamo un problema?

La nuova edizione del Media Pluralism Monitor analizza la libertà di stampa da diversi punti di vista. E per le donne c’è poco da ridere

Per il Consiglio d’Europa l’uguaglianza di genere è un obiettivo strategico, parte integrale dei diritti umani, un principio strettamente collegato alla libertà di stampa e con la libertà di espressione. Eppure nel settore dei media il gap di genere è ancora molto marcato. E’ questa la fotografia che emerge dal nuovo rapporto Media Pluralism Monitor, elaborato dal CMPF Centre for Media Pluralism and Freedom.

Gli aspetti che il rapporto prende in considerazione sono fondamentalmente tre: la protezione della libertà di stampa, il pluralismo, l’indipendenza dalla politica e poi l’inclusione sociale. Proprio all’interno di questo ultimo fattore c’è un capitolo dedicato a donne e media.
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Il rapporto analizza tre aspetti collegati all’accesso delle donne ai media: la presenza delle donne nel management, l’incidenza delle donne nel ruolo di reporter o figure collegate e infine la presenza delle donne come oggetto di notizie.
In generale la situazione non è rosea in molti dei paesi analizzati: la maggioranza dei paesi è a rischio medio, solo tre sono a basso rischio.
Le donne sotto rappresentate nel settore, incontrano barriere nella propria carriera, non riescono a raggiungere ruoli apicali all’interno delle aziende. Sotto questo spetto  paesi che hanno un livello più bassi di rischio sono: Francia, Finlandia, Svezia e Bulgaria. Otto sono invece i paesi con rischio alto.
Circa le policy sull’uguaglianza di genere, in 13 paesi non è presente una regolamentazione su questo tema. In un terzo dei paesi le politiche adottate non sono sufficienti. Ad esempio in Danimarca c’è una regolamentazione che riguarda l’accesso delle donne al management nei media, prevista da codici di autoregolamentazione delle imprese del settore. Ma non c’è nessuna policy che copre la loro presenza nei contenuti nei media.
Un buon esempio è la televisione svedese: stabilisce che ci deve essere uguale rappresentazione sia nei contenuti raccontati dal network che nella partecipazione degli ospiti. Ma la Svezia ha una lunga tradizione su questo tema e per loro l’uguaglianza tra i sessi è un dato di fatto all’interno della società.
Il rapporto esamina anche la presenza delle donne nelle notizie sia on line che off line. Insomma, quanto si parla delle donne nel mondo dell’informazione? Anche se la situazione sta lentamente migliorando, le donne sono comunque sotto rappresentate come oggetto di informazione. La maggioranza dei paesi viene ritenuto ad alto rischio per la presentazione delle donne nel mondo delle news, nessun paese viene invece ritenuto a basso rischio.
Le donne sono maggiormente rappresentate nelle news in Romania (38%) e sono poco rappresentate in Montenegro e a Cipro. In Italia la percentuale non è consolante: sono protagoniste del 21% delle notizie off line e del 27% di quelle on line.
E come se ne parla? Un rapporto dell’Ordine dei Giornalisti uscito qualche mese fa aveva analizzato la stampa per capire come si parla delle donne in Italia: lo racconto in questo post “Mamme e vittime: ecco le donne secondo la stampa italiana“.
E sul fronte dell’occupazione? Sono donne il 64% dei laureati in giornalismo in Europa; sono addirittura più del 70% in Turchia. Eppure i dati sull’occupazione femminile nel settore dei media ci dice che sono circa il 40%.
Il Media Pluralism Monitor  è facilmente consultabile ed è possibile anche vedere gli approfondimenti dedicati ai paesi anche per i singoli aspetti esaminati. Riserva delle sorprese: l’Italia dimostra di avere diversi problemi nell’accesso delle donne ai media, ma è in buona compagnia.
Come sarebbe un’informazione che dà adeguato spazio alle donne?

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