Le figlie (poco) sagge di Angela Carter: una storia sul gender?

Angela Carter era una donna fuori dalle righe, una scrittrice che si divertiva in un mondo troppo rigido per comprenderla. La sessualità era un gioco si sguardi, l’amore una magia che esce da un cappello, la famiglia un’entità costruita con il cuore e non con la genealogia. Tutte queste cose di lei si capiscono leggendo il suo libro “Figlie sagge”, edito da Fazi Editore. Il libro non lo metterei certo nella top ten dei miei libri preferiti, ma sicuramente mi ha incuriosito. E secondo me era proprio quello che voleva Angela Carter: non voleva scrivere un classico della letteratura, voleva solo solleticare l’immaginazione.

Mi sono così imbattuta in questa scrittrice e leggendo la sua storia ho capito anche diverse cose del suo libro. Innanzitutto deve essersi sentita davvero in gabbia negli anni Sessanta in Inghilterra con un talento così fuori dalle righe. E già riuscire a farsi pubblicare non dev’essere stato semplice.

“Figlie sagge” è un libro che gioca con tutti i nostri stereotipi: le donne perbene, la differenza tra paternità biologica e paternità “per amore”, l’unità della famiglia, l’essere madri. Nella storia di queste due sorelle gemelle succede un po’ di tutto, un intreccio di storie che coinvolge, tutte legate dalla leggerezza e soprattutto dall’amore nel senso più puro del termine. E intendo l’amore che crea legame, quello vero. Queste due donne, così diverse anche se uguali, vivono la storia della loro epoca ma sempre rimanendone ai margini. E’ difficile essere protagonisti e personaggi secondari allo stesso tempo, ma loro ci riescono.

E’ come se avessero sempre paura di disturbare, di prendersi la scena. Come se fossero personaggi secondari della storia di altri. E perchè? non hanno una madre, hanno un padre certo che non le riconosce come figlie. Quindi non sono figlie, non sono madri, non sono mogli: a quei tempi come donna non valevi niente, quindi. Assistono alla storia degli altri, ma alla fine solo la loro sarà la storia più coinvolgente e bella. Perché grazie alla loro freschezza riusciranno ad avere una madre e anche un padre, perchè quello che ci rende genitori non è un ovulo o uno spermatozoo.

Non vorrei quindi azzardare troppo dicendo che secondo me, anche se magari questo non era proprio l’obiettivo di Angela Carter, in “Figlie sagge” secondo me si parla di gender. O forse era proprio quello che voleva fare. Perché queste donne non sono né figlie né sagge. Oppure si.

PS: qualcuno ha paragonato questo libro a “Orlando” di Virginia Woolf. Non scherziamo, dai!

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