La parità di genere? la raggiungeremo nel 2095

Le disparità tra uomini e donne hanno ormai una data di scadenza: nel 2095 potremo vivere in una società nei quali abbiamo tutte le stesse opportunità. Non sono certo io a dirlo, ma il Global Gender Gap Report (qui in integrale), il rapporto sulla disparità di genere pubblicato dal Global Gender Gap Report.

E come avverrà questa evoluzione? garantendo un accesso al lavoro uguale per tutti, prevedendo la spartizione del lavoro di cura all’interno della famiglia, sviluppando le capacità delle donne di essere pienamente produttive e lasciando che gli uomini scoprano una sfera di lavori fuori dall’ufficio dai quali fino ad oggi sono stati esclusi o quasi. Insomma, la parità si costruirà su un nuovo modo di essere donna e un nuovo modo di essere uomo.

Senza dubbio stanno cambiando molte cose intorno a noi: gli uomini di oggi non sono quelli di ieri. Mio marito, i nostri amici, sono molto diversi dall’uomo che era mio padre, al ruolo che lui rivestiva all’interno della famiglia. Eppure mia madre lavorava, ma di certe cose (spesa, riunioni di scuola, apparecchiare, etc.) lui non ha mai pensato di doversi occupare e mia madre si sarebbe vergognata se lo avesse fatto, si sarebbe sentita una fallita.

Gli uomini oggi sono diversi: non sono indifferenti alla gestione familiare, devono solo  imparare come inserirsi in quello che c’è da fare. E noi donne dobbiamo insegnarglielo.

Ma quello che mi lascia maggiori dubbi è: cosa significa raggiungimento della parità tra i generi? come si misura?

Ieri ho avuto una discussione molto accesa con un amico innamorato dell’India che ritiene quel paese vittima di pregiudizi. Secondo lui le donne indiane, soprattutto quelle che vivono nelle grandi città, hanno grandi possibilità di crescere e di raggiungere traguardi professionali interessanti. Ma, secondo lui, a noi questo non interessa, noi preferiamo parlare degli stupri di massa. Mi ha citato una statistica secondo la quale l’India ha una percentuale maggiore di donne amministratori delegati di quelle che ha l’Italia. Non stento a crederlo, vista la nostra situazione da quel punto di vista.

Ma la parità si può davvero misurare su questo dato? innanzitutto l’accesso a certi posti dirigenziali è riservato a una elite, soprattutto in una società come quella indiana. Allora quel dato misura come questa elite è sensibile a questi temi e non altro.

E poi, perché si deve dare per scontato che per una donna il traguardo deve essere quello di fare la dirigente d’azienda? e se una donna desidera lavorare part time e stare con i figli, non può farlo? non conta solo sfondare il “tetto di cristallo”, la parità è anche altro.

Secondo me significa essere rispettate per quello che si è e avere la possibilità di accedere agli stessi ruoli degli uomini. Ma senza creare nuovi stereotipi. Un nuovo può scegliere di essere un autista o un commerciante, uno scienziato o uno chef. Non per questo vale di pi o vale meno. E’ questa la parità….?

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