I buoni propositi e le stanze tutte per sé

Sono stata un po’ in silenzio. Elaboravo buoni propositi. Ho fatto un lungo viaggio nella mia stanza, che è sempre molto affollata. E non solo di persone, ma anche di pensieri.

Diceva Virginia Woolf:

Una donna deve avere soldi e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere romanzi. 

Io non ho né soldi né una stanza tutta per me, ma per fortuna non voglio scrivere romanzi. Voglio scrivere, però. E voglio scrivere di donne, un tema   forse abusato negli ultimi tempi. Per andare contro agli stereotipi si creano nuovi stereotipi e non si capisce più niente.

A volte trovo più offensivi gli articoli che leggo sulle donne, degli stereotipi che cercano di combattere.

Poi c’è stato l’0uting del direttore di Feltrinelli di Bologna che ha ammesso (candidamente) di non leggere autrici femminili  e si è scatenato il putiferio. In tanti hanno cercato di far presente la loro conoscenza della letteratura femminile, in realtà citando tutti sempre le stesse dieci autrici contemporanee e non. Diciamoci la verità, sulle donne c’è ancora molto da dire.

E riprendo in prestito le parole della Woolf, che aveva ben presente il problema già ai suoi tempi.

Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?

Ma le donne sono meno lette oppure meno pubblicate? entrambe le cose, di sicuro. Però non è facile costruire dei percorsi di letteratura femminile, anche se si tratta di un bellissimo mondo da scoprire.

Io sono stata molto aiutata da Nick Horby, che per tanti anni ha tenuto una rubrica sull’inglese “The Believer” dedicata proprio alle sue letture. La rubrica, dal titolo Stuff I’ve been reading, veniva poi riproposta su Internazionale ed è stata anche tradotta e raccolta in un paio di volumi per Guanda.

Grazie a Nick Horby e al suo sguardo sempre fresco e attuale sul mondo della letteratura, ho scoperto tante autrici, alcune non semplici da rintracciare. Un viaggio affascinante, che ho iniziato con Nick Horby e che poi ho continuato da sola. E il percorso è ancora lungo e appassionante, per fortuna. Ad esempio grazie a lui ho letto “Dio di illusioni” quando Donna Tartt non era nessuno e poi mi sono appassionata ad Anne Tyler, che adoro.

Ma perché la rubrica di Nick Horby, interrotta da tanto tempo, era così appassionante? non solo perché parlava di libri, ma anche perché ne parlava dal suo personale punto di vista, ogni mese ci accompagnava lungo il suo personale percorso di ricerca, che puntualmente doveva fare i conti con qualcosa che gli era accaduta nella sua quotidianità.

Insomma, è l’impronta personale a rendere le cose speciali. Ed era quello che volevo evitare. Volevo fare un blog dove non si parlasse di me, ma solo di donne. Solo che per forza io ne devo parlare dal mio punto di vista, che cozza con il mio vissuto. Forse non interesserà a nessuno, ma se non riuscirò a mettere un po’ di me in quello che scrivo, non potrà venire fuori niente di interessante.

E allora riprendo di nuovo in prestito le parole di Virginia Woolf:

Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo.

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