Le donne e la Resistenza: Carla Capponi, una donna in prima linea nella lotta romana

Carla Capponi è una delle 19 donne ad aver ottenuto la Medaglia d’oro al valor militare

Era il 23 marzo 1944 quando un gruppo di uomini  e donne della resistenza romana misero a segno l’attentato di via Rasella. Fu un attacco durissimo, che colpì un reparto delle forze di occupazione tedesca e causò 33 vittime tedesche. La rappresaglia tedesca per quell’attacco fu durissima: l’eccidio delle Fosse Ardeatine, con l’uccisione di 335 prigionieri italiani. Tra quei giovani che organizzarono l’attentato, c’era anche Carla Capponi, una giovane donna che lottò all’interno del movimento partigiano per poter stare in prima linea.

Non è vero che le donne non imbracciarono le armi, che durante le Resistenza ebbero solo ruoli secondari o che aiutarono nelle incombenze quotidiane. Ci sono state donne combattenti e Carla Capponi fu una di queste.

Nata nel 1918 da una famiglia borghese, ebbe un’infanzia agiata. Studiava giurisprudenza quando iniziò la guerra, ma fu costretta a interrompere gli studi. Nel 1943 decide di impegnarsi attivamente contro i tedeschi, che ormai avevano occupato la capitale. Entrò a far parte della Resistenza romana, mettendosi a disposizione e facendo quello che le veniva chiesto di fare. Ma le armi, quelle le donne non potevano averle, erano le regole dei GAP, i Gruppi di Azione Patriottica.

Carla Capponi non accettò che le donne dovessero svolgere solo funzioni di appoggio, voleva stare in prima linea. Decise di dimostrare sul campo che poteva farcela:  rubò una pistola a un fascista su un autobus affollato e mostrò il suo coraggio ai compagni. Da quel momento prenderà parte a diverse azioni operative, con azioni dove c’è l’uso di armi, aprendo la strada anche ad altre donne.

Carla CapponiPoi ci sarà l’attentato di via Rasella, di cui Carla Capponi parla nel suo libro di memorie uscito poco prima della sua morte nel 2000: Con cuore di donnaCi vollero anni prima che decidesse di raccontare la sua vita e la sua storia di partigiana, forse perché a volte le storie hanno bisogno di sedimentare per poter essere comprese. Al termine della guerra Carla era vicecomandante dell’unità partigiana operante a Valmontone con il ruolo di capitano.

Il suo coraggio sarà riconosciuto con l’attribuzione della Medaglia d’oro al Valor Militare per la sua lotta contro il fascismo e il nazismo. Ma non si fermerà qui. Nel 1953 viene eletta deputato nelle file del PCI e porta avanti la sua carriera politica, sempre con grande attenzione per la promozione del ruolo delle donne nella società.

Sono state solo 19 le donne che hanno ottenuto il riconoscimento della Medaglia d’oro alla fine della guerra. Il modo migliore per ricordare Carla Capponi è riportare le motivazioni che stanno dietro l’attribuzione della decorazione:

«Partigiana volontaria ascriveva a sé l’onore delle più eroiche imprese nella caccia senza quartiere che il suo gruppo d’avanguardia dava al nemico annidato nella cerchia dell’abitato della città di Roma. Con le armi in pugno, prima fra le prime, partecipava a decine di azioni distinguendosi in modo superbo per la fredda decisione contro l’avversario e per spirito di sacrificio verso i compagni in pericolo. Nominata vice comandante di una formazione partigiana guidava audacemente i compagni nella lotta cruenta, sgominando ovunque il nemico e destando attonito stupore nel popolo ammirato da tanto ardimento. Ammalatasi di grave morbo contratto nella dura vita partigiana, non volle desistere nella sua azione fino a fondo impegnata per il riscatto delle concusse libertà. Mirabile esempio di civili e militari virtù del tutto degna delle tradizioni di eroismo femminile del Risorgimento italiano.»

 

 

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