Condividere e delegare: quanto è difficile in una coppia!

Io lavoro tutto il giorno e anche mio marito: come potrebbe funzionare la nostra vita con due figli piccoli se non ci fosse una divisione dei compiti? Non si tratta di una divisione alla svedese, diciamo che la parte di “programmazione” resta sempre in capo a me. Ma da un punto di vista operativo lui è un bravo esecutore, negli anni è migliorato. Io mi fido…abbastanza: ma come superare quel malessere quando mi accordo che nel sacchetto dei piatti della scuola sembra scoppiata una bomba? e come evitare di pensare a cosa la maestra penserà di me?

E’ una cosa stupida, ma è più forte di me. Ogni mattina uno dei compiti di mio marito è questo: togliere i piatti di plastica per la scuola dalla lavastoviglie e preparare i due sacchi per i bambini, con tanto di tovagliette e tovaglioli. E il punto è proprio questo. I piatti tornano ogni sera da scuola sporchi e con le tovagliette appallottolate. Lui mette a piatti a lavare, ma le tovagliette le lascia così come sono. E quando a me capita di prendere in mano quei sacchetti (raramente) non posso fare a meno di pensare alla maestra, a cosa penserà di me, madre snaturata che fa vivere i figli nel disordine.

Lo so, quando ci penso lucidamente mi rendo conto che alla maestra probabilmente non importa proprio niente. E poi non l’ho mica fatto io, è colpa di mio marito! Ma noi mamme siamo fatte così, ci sentiamo responsabili di tutto, ci sentiamo il peso di ogni cosa, anche se lavoriamo tutto il giorno e per forza dobbiamo delegare qualcosa.

E’ questo il punto centrale: delegare. Non ci riesce bene. Delegare significa innanzitutto incaricare un’altra persona do fare qualcosa, lasciandogli la libertà di farlo come crede. L’importante è che sia garantito il risultato. E’ per questo che, a volte facendomi violenza, non ho mai ripiegato quelle tovagliette per metterle nella loro ordinata bustina di stoffa. Non l’ho mai fatto perché è una cosa che deve fare lui e io non sono certo la titolare del controllo assoluto. Se così fosse significherebbe che tutti questi compiti mi spettano e che lui per gentile concessione mi aiuta.

Non è così. Dobbiamo fare un passo avanti: la strada giusta è la condivisione. La nostra famiglia, per non cadere nel caos, ha bisogno che ognuno di noi si faccia carico di qualcosa. Le responsabilità vanno condivise. E dovrebbe vergognarsi lui di fronte alla maestra (alla quale son certa non importa un bel niente) di quell’ammasso di stoffa informe che solo il lunedì arriva pulita e stirata (quello è il mio compito). E non solo perché non mette a posto, ma soprattutto perché non è ancora riuscito a insegnare ai suoi figli a farlo.

Troppo dura? perché anche se ci faccio della filosofia questa cosa mi pesa. Ma resisto. Quelle borse dei piatti sono la dimostrazione che noi ci proviamo a cambiare le cose.

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