Joyce Carol Oates viene in Italia…e non mi ha invitato!

Joyce Carol Oates viene in Italia, domenica 16 luglio sarà a Barolo, al Festival Collisioni. Lei che è sempre un po’ schiva, che non ama farsi intervistare, che parla solo attraverso i libri che scrive (e ne scrive parecchi) arriva in Italia e non mi ha avvertita. Doveva farlo, sono la sua più grande fan italiana, ne sono certa! Invece lei domenica sarà così vicina, ma per me troppo lontana.

Quando  ami uno scrittore, lo leggi, lo ascolti, ti sembra quasi di conoscerlo. Ecco, io mi sento di conoscere meglio Joyce Carol Oates di tanta gente che vedo con frequenza. Ho letto tanti suoi libri, tutti no, è impossibile. E in ogni libro c’è qualcosa di lei, com’è giusto che sia.

E’ una scrittrice molto prolifica, che ha scritto un centinaio di libri, 700 racconti, saggi, articoli. Ha un ritmo di scrittura che segue in maniera certosina e che le ha permesso negli anni di scrivere così tanto. Secondo me meriterebbe di essere candidata al Premio Nobel, perché pochi scrittori hanno saputo parlare in maniera così incisiva dell’America degli ultimi 50 anni. Gli americani non sono quelli delle grandi città, Trump ce lo ha dimostrato.

I suoi personaggi in molti casi vivono in cittadine secondarie, sono persone semplici. La Oates non racconta il grande sogno americano, ma in molti casi dà voce a quelli che di quel sogno sono rimasti ai margini.

Ha esplorato tantissimi generi diversi: biografie (come dimenticare la Marilyn di Blonde?), il gotico, il giallo. E poi ha scritto meravigliose storie di donne, lontane dagli stereotipi. La Oates non ci descrive le “donne in amore”, come fanno tanti scrittori. Per la Oates l’amore è per le donne un fatto che accade e che non sempre porta buone cose. Anzi. Ma la vita delle sue donne non gira mai intorno a quello, c’è anche quello, direi.

La Oates racconta delle storie, e poi ognuno di noi può dargli il significato che crede oppure può semplicemente godere della narrazione. Quello che intendo dire è che i suoi libri non hanno una finalità “pedagogica”, non vogliono insegnarci niente. Lei vuole solo raccontare una storia.

In realtà io e lei abbiamo anche passato un periodo difficile, anche se lei non lo sa. Quando è morto suo marito, al quale era legata anche da ragioni professionali, ha scritto un lungo libro, “Storia di una vedova”. In 700 pagine ha raccontato il dolore e il vuoto lasciato da quest’uomo…ma circa 18 mesi dopo si è risposata. Ecco, io questa cosa non l’ho digerita. Poi ci ho pensato meglio: forse con la scrittura aveva esorcizzato quel dolore, l’aveva dominato, poteva andare oltre.

Insomma, lei sarà qui e io non la incontrerò, con un suo libro in mano (non saprei quale scegliere!) per farmi mettere un autografo! Ma se la incontrassi le farei 4 domande:

  1. Crede che il sogno americano che letteratura e cinema hanno contribuito a costruire sia davvero esistito?
  2. Nei suoi libri l’adolescenza delle donne è sempre una fase determinante della vita delle protagoniste, che getta le basi per tutto quello che saranno da adulte queste donne. Crede che oggi per le ragazze sia più semplice o più difficile diventare donne?
  3. Quali sono le scrittrici che ammira di più e secondo lei perché i libri delle donne hanno sempre più difficoltà a imporsi sul pubblico?
  4. Per chi non ha mai letto di Joyce Carol Oates, può indicare tre libri per iniziare il proprio “percorso di avvicinamento” alla sua scrittura?

E voi quale altra domanda vorreste farle? ma esiste un Joyce Carol Oates fan club in Italia?

Teresa Meroni e la marcia delle donne del 1917, una storia da ricordare

Furono 1500 le operaie che scesero in strada e che decisero di urlare il loro “no” alla guerra

La chiamavano “la Teresina”, ma quel diminutivo era solo un modo affettuoso per una donna forte e determinata, dotata di un grande carisma: Teresa Meroni riuscì a dare a 1500 donne la forza di marciare per i loro diritti, in un momento difficile in cui davvero le donne italiane immaginarono che per loro fosse arrivato il momento di farsi sentire. La rivoluzione era nell’aria in quell’estate del 1917 e anche le donne della Val di Bisenzio furono contagiate.

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Donne e media: in Europa abbiamo un problema?

La nuova edizione del Media Pluralism Monitor analizza la libertà di stampa da diversi punti di vista. E per le donne c’è poco da ridere

Per il Consiglio d’Europa l’uguaglianza di genere è un obiettivo strategico, parte integrale dei diritti umani, un principio strettamente collegato alla libertà di stampa e con la libertà di espressione. Eppure nel settore dei media il gap di genere è ancora molto marcato. E’ questa la fotografia che emerge dal nuovo rapporto Media Pluralism Monitor, elaborato dal CMPF Centre for Media Pluralism and Freedom.

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Dietro il genio di Einstein c’era una donna? che ruolo ebbe Mileva Maric nei suoi lavori?

La serie Tv “Genius” in onda su NatGeo Channel non ci fa certo amare il genio Einstein: era forse misogino?

Era un genio, non c’è dubbio. Ma forse Albert Einstein fu un uomo egocentrico, che non seppe riconoscere il ruolo della donna che aveva accanto? Insomma, Einstein era misogino? La sua mente è riuscita a concepire e a dare concretezza a pensieri straordinari, ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo. Ma forse non seppie cambiare le regole sociali del mondo in cui viveva.

E’ questo il dubbio che ci insinua la serie “Genius” in onda su Nat Geo Channel, che racconta la vita di Albert Einstein. Mileva Maric fu la prima moglie di Einstein, che lo aiutò a fare i calcoli matematici che servivano per dare sostanze alle sue teorie. Ma mai Einstein la citò nei suoi lavori. Mentre invece i coniugi Curie insieme arrivarono al Nobel.

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Revolutionary Road e il sogno di un matrimonio anticonformista

Scritto nel 1961 da Richard Yates racconta la storia di una donna che si sente prigioniera del ruolo di moglie e madre. Non voler avere figli è rivoluzionario ancora oggi?

Quando uscì nel 1961 “Revolutionary Road” di Richard Yates fu subito bollato come un capolavoro di realismo. In effetti April e Frank, la coppia sposata protagonista del libro, esce dalla pagina, diventa reale, immersa in situazioni e conversazioni che non hanno niente di costruito ma che sembrano assolutamente vere. Il matrimonio è in primo piano, il rapporto di coppia il vero protagonista. E non ne esce bene.

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